Lupomanno sbrana Hollywood
Magari italians do it better, la Festa del cinema
Metti che l’idea del neosindaco di Roma Gianni Alemanno non sia poi così bislacca. Metti che, elenchi dei film e programmi dei festival alla mano, appaia possibile e non così deprecabile l’italianizzazione coatta della veltroniana e molto hollywoodiana Festa del Cinema di Roma – l’anno scorso, in effetti, di italiano c’erano soltanto un Silvio Soldini, un Carlo Mazzacurati e uno sconosciuto ai più Emidio Greco, persi tra i Robert Redford, gli Sean Penn, i Francis Ford Coppola e superati in giuria dalla piccola “Juno”.

Metti che l’idea del neosindaco di Roma Gianni Alemanno non sia poi così bislacca. Metti che, elenchi dei film e programmi dei festival alla mano, appaia possibile e non così deprecabile l’italianizzazione coatta della veltroniana e molto hollywoodiana Festa del Cinema di Roma – l’anno scorso, in effetti, di italiano c’erano soltanto un Silvio Soldini, un Carlo Mazzacurati e uno sconosciuto ai più Emidio Greco, persi tra i Robert Redford, gli Sean Penn, i Francis Ford Coppola e superati in giuria dalla piccola “Juno”. A volerci pensare su senza pregiudizio, bisognerebbe intanto, prima di procedere all’accorpamento con i David di Donatello, dimenticare la lettera che oggi dovrebbe giungere all’ambasciatore americano Ronald Spogli, come promesso ieri da Alemanno. Una lettera in cui il neosindaco, investito dalla cattiva stampa estera e rincuorato soltanto da Claudio Amendola, si affretta a precisare: “Nessuno vuole l’autarchia cinematografica”.
Eppure, riflettendoci, ci sarebbe già un possibile film di apertura della Festa italianizzata, che tra l’altro permetterebbe ad Alemanno di mettere a tacere anche la polemica sui diritti civili. Trattasi di “Diverso da chi”, opera prima di Umberto Carteni, prodotto da Cattleya e sceneggiato da Fabio Bonifacci, al momento ancora in lavorazione (e dunque il concorrente Festival di Venezia non dovrebbe fare in tempo ad aggiudicarselo, alla faccia di Massimo Cacciari). Trattasi della storia di un candidato sindaco del nordest, gay dichiarato, fidanzato da anni con un uomo ma fulminato da una bella bacchettona. Senza contare che i protagonisti, Luca Argentero e Claudia Gerini, sono più giovani, anche se non più belli, di George Clooney e Nicole Kidman, star a rischio-veto del Campidoglio al pari del tappetorosso, troppo pretenzioso, secondo gli alemanniani, per la cavea dell’Auditorium (e allora va detto che Goffredo Bettini, demiurgo della Festa, aveva visto lungo, quando lanciò la kermesse in contemporanea con un’italianissima Sagra della Porchetta).
Con i primi venti d’autunno, poi, uscirà dalla moviola l’opera registica dello scrittore gauchiste Alessandro Baricco, storia edificante di vecchiaie e professori, assieme al misterioso film su poliziotti&Sessantotto di Michele Placido, ex animatore della periferia veltroniana. Protagonista Riccardo Scamarcio (forse ci sarà anche Elio Germano, ed ecco che potrebbe ricomporsi la coppia di conciliazione nazionale fasciocomunista di “Mio fratello è figlio unico”). Lasci allora a Venezia, il neosindaco Alemanno, il nuovo film di Ferzan Ozpetek, quasi pronto e tratto da un libro di Melania Mazzucco. Lasci a Cannes il “Gomorra” di Matteo Garrone e il “Divo” Andreotti di Paolo Sorrentino, interpretato da un Tony Servillo famoso ormai quasi quanto Sean Connery. Pensi piuttosto, il sindaco, a far tornare i cervelli fuggiti oltremare, come Muccino senior, ché Muccino junior non accenna a uscire da Roma. Si tenga stretti Pierfrancesco Favino e Sergio Castellitto, assoldati dalla Disney come “cattivi” per l’ultimo film della serie “Le cronache di Narnia”. Vero è che l’autunno, al netto di Venezia, non è prodigo di film italiani (i registi nostri girano soprattutto d’estate). E dunque, se si vuole una gara autoctona, si rischia di ritrovarsi con quattro o cinque concorrenti, otto-nove per annate in cui, putacaso, siano pronti anche i nuovi film Comencini, Archibugi, Luchetti e Rubini. Ma ormai il cinema italiano s’è desto. E la Festa se po’ ffa, come avrebbe detto Walter. Tanto più che Nanni Moretti, dopo la scena d’amore in “Caos Calmo”, sembra rubare fan persino a Johnny Depp, e Paolo Virzì, con i suoi precari, pare ispirare più leggi sul lavoro di un saggio di Pietro Ichino.
Eppure, riflettendoci, ci sarebbe già un possibile film di apertura della Festa italianizzata, che tra l’altro permetterebbe ad Alemanno di mettere a tacere anche la polemica sui diritti civili. Trattasi di “Diverso da chi”, opera prima di Umberto Carteni, prodotto da Cattleya e sceneggiato da Fabio Bonifacci, al momento ancora in lavorazione (e dunque il concorrente Festival di Venezia non dovrebbe fare in tempo ad aggiudicarselo, alla faccia di Massimo Cacciari). Trattasi della storia di un candidato sindaco del nordest, gay dichiarato, fidanzato da anni con un uomo ma fulminato da una bella bacchettona. Senza contare che i protagonisti, Luca Argentero e Claudia Gerini, sono più giovani, anche se non più belli, di George Clooney e Nicole Kidman, star a rischio-veto del Campidoglio al pari del tappetorosso, troppo pretenzioso, secondo gli alemanniani, per la cavea dell’Auditorium (e allora va detto che Goffredo Bettini, demiurgo della Festa, aveva visto lungo, quando lanciò la kermesse in contemporanea con un’italianissima Sagra della Porchetta).
Con i primi venti d’autunno, poi, uscirà dalla moviola l’opera registica dello scrittore gauchiste Alessandro Baricco, storia edificante di vecchiaie e professori, assieme al misterioso film su poliziotti&Sessantotto di Michele Placido, ex animatore della periferia veltroniana. Protagonista Riccardo Scamarcio (forse ci sarà anche Elio Germano, ed ecco che potrebbe ricomporsi la coppia di conciliazione nazionale fasciocomunista di “Mio fratello è figlio unico”). Lasci allora a Venezia, il neosindaco Alemanno, il nuovo film di Ferzan Ozpetek, quasi pronto e tratto da un libro di Melania Mazzucco. Lasci a Cannes il “Gomorra” di Matteo Garrone e il “Divo” Andreotti di Paolo Sorrentino, interpretato da un Tony Servillo famoso ormai quasi quanto Sean Connery. Pensi piuttosto, il sindaco, a far tornare i cervelli fuggiti oltremare, come Muccino senior, ché Muccino junior non accenna a uscire da Roma. Si tenga stretti Pierfrancesco Favino e Sergio Castellitto, assoldati dalla Disney come “cattivi” per l’ultimo film della serie “Le cronache di Narnia”. Vero è che l’autunno, al netto di Venezia, non è prodigo di film italiani (i registi nostri girano soprattutto d’estate). E dunque, se si vuole una gara autoctona, si rischia di ritrovarsi con quattro o cinque concorrenti, otto-nove per annate in cui, putacaso, siano pronti anche i nuovi film Comencini, Archibugi, Luchetti e Rubini. Ma ormai il cinema italiano s’è desto. E la Festa se po’ ffa, come avrebbe detto Walter. Tanto più che Nanni Moretti, dopo la scena d’amore in “Caos Calmo”, sembra rubare fan persino a Johnny Depp, e Paolo Virzì, con i suoi precari, pare ispirare più leggi sul lavoro di un saggio di Pietro Ichino.